Il sogno di Fonopoli

Sabato scorso sono andato a Milano per una nota corsa che si svolge due volte l’anno. Arrivato in albergo mi sono trovato di fronte ad una scala molto ripida, e alla faccia sofferente di un noto cantante romano che aveva preso una storta mentre la stava scendendo. Attratto da un lamento irresistibile ho chiesto se tutto andasse bene (no) e se avesse bisogno di qualcosa: poiché il cantante chiedeva soltanto di avere una cavigliera ho lasciato che si allontanasse in direzione della farmacia accompagnato da un ragazzo che lo rassicurava dicendogli che con una frattura non avrebbe potuto camminare. Trascorso un bel pomeriggio con degli amici, in una zona che se avessimo cercato un po’ d’Africa in giardino avremmo rischiato di trovarla, torno per la cena nei paraggi dell’hotel ed è lì che incontro di nuovo il cantante della caviglia: lo saluto con deferenza e lui mi fa un cenno di gratitudine ricordando la scala ripida.

Se poi non avessimo parlato delle galline tenute al guinzaglio, avrei potuto sapere a che punto eravamo con il sogno di Fonopoli.

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