Limpida, atossica e sterile

 

Un metodo infallibile per accorgersi della civiltà di una persona è valutare le condizioni in cui lascia il bagno quando questo bagno è usato da molti: l’anonimato garantito dalla porta chiusa e la certezza di non doversi poi preoccupare delle pulizie solleticano la sciatteria di non controllare la direzione del getto, e il bagno di tutti viene oltraggiato liberamente quasi fosse una rivincita sulla venerazione dovuta al cesso di casa.
Eccezion fatta per le prime ore della giornata, dove si presume un utilizzo discreto, il bagno degli uffici diventa impraticabile dopo mezzogiorno, e il fatto di doversene servire per forza spinge a cercare degli indizi per ricollegare l’effetto alla causa (e avere quindi qualcuno da maledire).
Un risvolto interessante di queste esperienze fatte di puzza perfetta e sciacquone mai usato è la possibilità di conoscere attraverso le scorie lo stato di salute delle persone.
Poiché sono buono e ho a cuore il bene degli altri vorrei ricordare che la pipì deve essere quasi trasparente, e che il costante lavoro dei reni la ingiallisce appena.
Lasciare in fondo alla tazza una specie di ruggine e andarsene senza tirare l’acqua non è solo un gesto volgare, ma dovrebbe suggerire che qualcosa non sta funzionando dalle parti del sistema urinario.

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