Miss Pancaldi

Ieri sono stato al cinema.
Ho visto un bel film che racconta la vita attraverso la descrizione di una morte. La protagonista è bella, dolorosa, sincera, e appassionata e affronta le cose con una naturalezza leggera e capricciosa. La storia è malinconica, e c’è una sequenza che descrive bene l’aria che tira: è notte e dopo un litigio la mamma veste di corsa i figli per trascinarli via dalla casa dove invece rimarrà il padre. Piove, i bambini si ritrovano in pigiama in mezzo alla strada e non sanno se piangere per gli strattoni o essere euforici perché il tutto sembrerebbe l’inizio di una divertente improvvisata alla zia. Il lieto fine non c’è, ma viene continuamente suggerito il modo di dare un giusto peso alle cose attraverso il filtro della “Prima cosa bella” che poi è l’amore della famiglia. Quella stessa famiglia che rende l’esistenza dei personaggi felice e terribile come ogni cosa vivente.
Il regista deve aver capito subito che anche questa volta aveva indovinato trama e personaggi, tanto che si è voluto togliere una piccola soddisfazione: il tema portante è una canzone che ad un certo punto dice “la senti questa voce…”, ed è un bel rischio.

Bravo Virzì, bravi tutti. Avete vinto la scommessa quando anche in un cinema della periferia di Roma nessuno si è azzardato ad aggiungere “mavaffanculo” dopo il ritornello di Nicola di Bari.

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