Cuoco e fiamme

Quando si deve scegliere un manuale di cucina si parte da un esame di coscienza, che tende a paragonare la difficoltà delle ricette con le proprie capacità davanti ai fornelli. L’offerta è vastissima, ma si può ricondurre a tre filoni principali. C’è la cucina “monumentale”, per gli esperti che amano misurarsi con i simposi delle feste comandate, c’è la cucina creativa, che con la sua poca sostanza e la sua tanta cura fa la gioia delle coppie innamorate, e poi c’è la cucina per i single, che secondo il pensiero comune vanno sempre di corsa ed hanno al massimo un angolo cottura. Un problema di cui si trascura l’entità è l’impatto ambientale dei nostri pranzi, di quanto ci costi il mangiare in termini di spreco di risorse. Lo spreco per la società occidentale è una voce di costo onnipresente, e che riguarda chiunque: ad esempio accendere una lampadina ad incandescenza significa convertire in luce il 5% dell’energia elettrica utilizzata, e dissipare sotto forma di calore il restante 95%. Questo dato allarmante, che si può estendere a qualunque ambito, ha spinto Paul Crutzen, premio Nobel per la chimica dell’atmosfera nel 1995, a suggerire il cambiamento del nome dell’era geologica in cui ci troviamo: da Olocene (“era del tutto recente”) a Antropocene, cioè periodo connotato (in modo negativo) dalla presenza dell’uomo. In un tempo brevissimo, se confrontato con lo scorrere dei millenni, l’essere umano ha determinato l’estinzione di specie animali e vegetali, modificato ecosistemi, sfruttato le risorse naturali e alterato le condizioni atmosferiche fino a diventare una pericolosa variabile geologica. E’ vero che nel corso della sua storia il pianeta Terra ha sopportato glaciazioni, meteoriti, migliaia di anni di buio e ce l’ha sempre fatta. Ora però la questione centrale è diventata la sopravvivenza di chi la Terra la abita: la sfida della nostra epoca è provare ad irrobustire il ramo su cui siamo tutti seduti e che sta per cedere.

La battaglia per salvare l’ambiente inizia anche dalle piccole attenzioni quotidiane volte, appunto, a limitare gli sprechi. Anche in questo caso ci sono molte alternative: già lavarsi i denti chiudendo il rubinetto può essere considerato un primo passo responsabile. La rubrica che conduco alla radio insieme al Trio Medusa e allo chef Sergio Maria Teutonico suggerisce un possibile secondo passo, giacché spiega come cucinare usando al posto dei classici fornelli un’energia destinata ad essere sprecata: il calore generato da tutto ciò che si scalda mentre è in funzione. Da questo punto di vista il motore di un’automobile, una lavastoviglie o un ferro da stiro possono competere con la macchina del gas, e offrire la possibilità di preparare qualcosa si caldo anche senza usare una cucina. Basta sapersi arrangiare, avere un po’ di fantasia e prendere spunto da queste trasmissioni poco ortodosse, che rispettano l’ambiente.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...