Ciù ciù ciù

La lingua italiana subisce continue evoluzioni, e questo è un bene perché nessuno oggi vorrebbe avere ancora a che fare con l’inopia dei felloni. Alcune parole accedono trionfalmente al lessico comune, come la meravigliosa “Amarcord” – che rievoca in chiave nostalgica una cosa distante nel tempo; altre parole trasudano nell’italiano come l’umidità nelle pareti, e durante questo loro insinuarsi possono anche cambiare significato. Oltre al “piuttosto che” di cui si è già detto, c’è un’altra parola altrettanto odiosa che originariamente si distaccava dal significato cui adesso la si piega regolarmente. Il termine “inciucio” deriva dal dialetto napoletano, e indica uno spettegolare fitto e a bassa voce. Ora invece si usa in politica quando c’è un compromesso riservato tra fazioni formalmente avversarie, che in realtà attuano una logica di spartizione del potere.

A me il termine inciucio fa schifo, qualunque sia il significato.

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