La preposizione non semplice

Nel libro “Vent’anni dopo” di Alexandre Dumas si trova questo passo: “Badate alla pronuncia; furono uccisi seimila angioini in Sicilia perché pronunciavano malamente l’italiano; badate che i francesi non abbiano a pigliar su di voi la rivincita dei Vespri Siciliani”. E’ D’Artagnan che avverte Mazzarino. Il passo inverte distrattamente le cose: quelli furono ammazzati perché erano francesi. Ma detto così, fa pensare a un raffinato capriccio purista dei palermitani: che fecero una sommossa per correggere nel sangue gli errori di pronuncia.

La scorsa settimana ero a Milano in compagnia di un noto tastierista quando, dopo tanta musica e tanto buonumore, mi sono trovato nel bel mezzo di un esame di italiano dal cui esito sarebbe dipesa la mia sopravvivenza serena oltre il Po: anche qui non si trattava di grammatica, ma di pronuncia. La circostanza mi costringeva ad un’attenzione particolare e solo per questo sono passato indenne fra i tranelli della “cintura” (cintura, appunto, non scintura) e del “meglio” (non mejo). Sono caduto sulla busta, piena di B all’inizio, ma ho avuto la mia rivincita chiedendo cosa sia contrapposto al male – perché notoriamente i milanesi chiudono troppo la E di bene.

Una cosa che non viene notata a sufficienza è il differente uso delle preposizioni: le imitazioni dei due dialetti, che si riducono ad un uso farneticante delle parolacce (il romano che imita il milanese sa dire soltanto “Uè, figa” mentre il milanese che prova il romanesco dice tutto normalmente salvo poi aggiungere “li mortacci” alla fine) potrebbero essere più efficaci se venissero considerate, ad esempio, le espressioni di moto a luogo. A tal proposito riporto il dubbio della mia amica Pimpa, letto sul forum del linguista Giorgio De Rienzo.

D. Da ormai tre anni sono una “romana a Milano” e vorrei definitivamente sciogliere un dubbio linguistico che mi attanaglia. Si dice: “vado a Via Garibaldi” oppure “vado in Via Garibaldi”, insomma il verbo andare deve essere seguito da “a” o “in”. A Roma usiamo la prima a Milano mi dicono che sia sbagliato. Io ho sempre associato il verbo andare con il moto a luogo e quindi mi viene spontaneo utilizzarlo così.

R. Anche la preposizione “in” può esprimere un moto a luogo (“vado in Canada”) e nel caso in questione è più indicata.

Bene. D’ora in poi quando passerò in Roma saprò insegnare a tutti qual è la preposizione giusta da usare. E chi non vuole imparare, che vada in culo.

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