A momentary lapse of reason

Quando ci si allontana dalla propria città per un lavoro o per una vacanza, si vive in albergo, si mangia al ristorante e ci si veste con quello che c’è in valigia: la bellezza dell’alloggio ha un’importanza relativa, perché ci si va principalmente per dormire. Di nuovo a casa si torna ad amare la comodità del divano, i libri, la musica ascoltata come si deve, e tutto quello che fa di un appartamento un rifugio rassicurante. Può succedere però che la distanza ideale che separa la propria casa dalla camera di un hotel venga percorsa soltanto in parte, e che ci si debba fermare a metà strada: quella tappa intermedia si chiama residence, ed è un’esperienza di uno squallore infinito. Non dipende dalla metratura o dall’arredamento, ma dalla durata della permanenza e dal fatto che alla provvisorietà gelida di un albergo si uniscano dettagli tipici di un’abitazione vera e propria – la cucina, ad esempio. Così quando la sera si torna a stare in un posto che non è propriamente un hotel (mancano le cameriere) ma che non ha niente a che fare con una casa (manca il calore domestico), le reazioni possono essere molte. Io ho reagito diventando disordinato, abbandonando al loro destino i piatti da lavare e il letto da rifare: sono sempre stato ordinato ma non ti viene voglia di avere cura di un residence, anche quando poi ci dovrai stare tu. Per spiegare questo disagio mi viene in mente un paragone che forse rende l’idea. Ci sono alcune escort che offrono la “girlfriend experience”: significa che pagando un po’ di più una prostituta si può avere la sensazione di avere accanto una fidanzata da baciare come e quando si vuole, con cui andare al centro commerciale e a cena. Il tempo trascorso insieme, che diventa molto e non esclusivamente dedicato al sesso, è la vera intuizione commerciale: la promozione da puttaniere ad amante romantico è in vendita per 30 denari. Immagino però che l’uomo d’affari sposato, che paghi Svetlana per andarci tanto a letto quanto da Ikea, abbia almeno un momento di lucidità e si chieda cosa cazzo ci stia a fare, fra mille cassettiere di betulla, con una puttana che lo chiama amore. Ecco: anche chi la sera si addormenta in un residence, è amareggiato da una simile contraddizione fra destinazione d’uso ed impiego effettivo. Si è a disagio come se si prendessero gli orecchioni da adulti. Detto questo, poteva andare molto peggio. Anzi, in questo trasferimento ci sono anche molte cose belle: ad esempio mi sono accorto che tutto quello che possiedo può stare in 4 valigie. La ricchezza di un uomo si misura in negativo, cioè contando tutte le cose di cui può fare a meno. Se è così, io sono ricchissimo.

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