Il locale immondizia

I fastidi gastrici della scorsa settimana mi hanno convinto a cambiare le cattive abitudini alimentari dei primi giorni e adesso la mia cena tipica non è più un pezzo pizza mangiato passeggiando, ma qualcosa di più articolato che presuppone un passaggio al supermercato e l’utilizzo di una cucina. A causa di questa scelta mi sono dovuto confrontare con una legge universale che riguarda la materia – e in particolare i cibi: tutto ciò che è commestibile potrà degenerare, ma non potrà mai annichilirsi (in sostanza vuol dire che la preparazione di un pasto produce dell’immondizia, che non può scomparire da sola). Così dopo alcune cene preparate in casa, ho raccolto in una busta tutti i rifiuti che si erano accumulati e sono uscito per liberarmene.

Da romano abituato a strade con 6 cassonetti ogni 300 metri, ho cominciato ad avere dei sospetti quando dopo dieci minuti di camminata ancora non ero riuscito a trovare un posto dove lasciare (civilmente) il sacchetto. Milano è la città senza cassonetti, così come New York è la città che non dorme mai e Parigi la Ville Lumière: nei viali, nei vicoli, nelle piazze ci sono soltanto dei cestini da palo (fig.1) e dei contenitori appena più capienti (fig.2) – ma utili al massimo per buttarci una bottiglia di plastica o un giornale. Nessuna traccia dei generosi cassonetti che rifocillano i topi della Città Eterna, nessuna interruzione dei marciapiedi che collochi a portata di lancio il più classico dei contenitori per i rifiuti. E allora come si fa ? Milano ha i cassonetti al chiuso, dentro gli androni dei palazzi, subito dietro i portoni: la spazzatura si butta senza uscire, utilizzando gli appositi contenitori per la raccolta differenziata.

La soluzione è inappuntabile, ma i portieri (che qui devo chiamare portinai) difficilmente tollerano la presenza dei bidoni – e infatti li nascondono.  In molti condomìni esiste il “locale immondizia”, stanzino confinato in una terra di nessuno che non disturba la vista e che tiene a bada le puzze: c’è anche nel mio palazzo, ma è una specie di luogo segreto di cui infatti non mi ero mai accorto. Quando ho preso coscienza di questa realtà ero ormai troppo distante per tornare nel portone di partenza e buttare lì i miei rifiuti: oltretutto non erano neppure differenziati a dovere (sapevate, ad esempio, che il cotton fioc è da considerarsi “umido” e non “plastica” ?) Insomma, per farla breve sono entrato nel primo palazzo col portone aperto e ho buttato la spazzatura in un cassonetto altrui. Mi hanno poi raccontato che l’aver resistito alla tentazione, forte, di incastrare quel fardello in un cestino da palo (fig.1) mi ha salvato da una multa quasi certa.

Da una città dove per legge i marciapiedi servono per parcheggiare, certe cose non te le aspetti.

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Una risposta a Il locale immondizia

  1. Frank ha detto:

    Welcome in Milaaaaaaaaaaaan 🙂 Che spettacolo questo post

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