Armadiature e inferriate

In previsione di una sistemazione diversa dalla foresteria dove sto alloggiando, mi sono dato da fare per cercare degli appartamenti in affitto che corrispondessero alle mie esigenze (e alle mie possibilità). Non conoscendo persone intenzionate a darmi una casa in cambio dei pochi soldi in questione, mi sono dovuto rivolgere alle agenzie immobiliari – che prima ti rapinano e poi ti risolvono il problema di dove abitare.

Funziona così: passeggi per strada nella zona dove vorresti vivere, vedi il cartello “affittasi” e chiami il numero. Quando chiedi il costo mensile del monolocale cui si riferisce quell’annuncio, scopri che il monolocale è in realtà un bilocale e che sta pure in un altro palazzo. Ringrazi, saluti e prosegui il giro. Quando capisci che i palazzi belli vengono usati come vetrina per pubblicizzare l’affitto di appartamenti in palazzi brutti, provi l’alternativa di internet e filtri la ricerca per prezzo e zona. Trovi molti annunci e molte foto, il tutto accomunato dalla descrizione “molto luminoso in stabile signorile”. Tu però ormai hai un’esperienza e non ti fidi di quel che leggi e di quel che vedi. Allora chiami un numero fisso, la chiamata viene deviata su un cellulare e la persona che ti risponde non ha cuore di dirti subito che parlare di una casa senza vederla è abbastanza inutile, allora usa una serie di frasi standard che sono talmente ebeti da diventare poetiche. “Mi creda, è un monolocale molto arioso” è una di queste, ma che non può colpirvi come ha colpito me, perché non siete stati nello sgabuzzino che doveva descrivere.

Esistono poi una quantità di parametri personali cui far riferimento per valutare una casa: trovarsi nella necessità di sceglierne una in breve tempo dà una serie di rivelazioni su se stessi. Io, per esempio, sono attratto istintivamente dalle cucine, salvo poi controllare in un secondo momento la tenuta degli infissi e lo stato della doccia. Il signore dell’agenzia che mi accompagnava era invece molto orgoglioso delle armadiature e appena dentro gli appartamenti apriva e chiudeva tutti gli sportelli, come se dovesse cercare qualcosa. C’è da dire che è stato bravo a fare il suo mestiere, ed è stato attento ai miei commenti per capire su quali dettagli della casa insistere: ad un certo momento deve aver frainteso il mio interesse per le cucine, interesse esclusivamente volto alla convivialità, e credo abbia pensato invece a ragioni più tecniche – visto che in alcuni casi ho storto il naso di fronte alle piastre o all’acqua calda proveniente da un boiler. Allora si è messo davanti al forno (che ha aperto e chiuso due volte) e mi ha detto: “Guardi che bello !” Io devo averlo guardato con un’espressione che non era né spiritosa né seria e lui ha ritirato su lo sportello e dicendo sommessamente che lì sarebbe stato possibile cucinare dei dolci.

Di tutti gli appartamenti visti uno solo era al sesto piano – cioè a metà di un orrore di 12 piani: tutti gli altri erano al piano terra o all’ammezzato, e credo che la cosa sia da mettere in relazione col budget a disposizione. Da romano consapevole dell’invito alle intrusioni offerto dalle finestre basse ho chiesto come mai in nessuno degli appartamenti visitati ci fossero le grate di sicurezza; l’agente immobiliare ha risposto che di quelle brutture non se ne sentiva il bisogno, per via del quartiere sicuro e del misterioso adagio “tanto se vogliono entrare, entrano indipendentemente dalle inferriate”. Non erano certo delle gran risposte, così durante una passeggiata simile a quella che all’inizio mi faceva stare attento ai cartelli, ho iniziato a guardare quali palazzi fossero fortificati e quali altri invece lasciassero via libera ai malintenzionati armati di mattone. Non essendoci appigli per una statistica ho chiesto ad un amico milanese quale criterio venisse utilizzato per stabilire la necessità o meno delle sbarre, specialmente perché a me era sembrato strano che una rappresentanza così illustre della Padania prendesse in maniera tanto sportiva la minaccia dei predatori extracomunitari. La spiegazione è semplice: se le finestre sono a rischio vuol dire che l’amministratore di condominio ha bloccato la possibilità di aggiungere le sbarre in nome del decoro dell’edificio; viceversa – nel caso di vetrate piene di grate – si è riuscita ad affermare l’ansia degli inquilini.

Sebbene esista dappertutto un rischio teorico d’intrusione, non esiste una regola per le finestre fortificate di Corso Sempione. Alcune lo sono, altre no. Ed è quasi sempre così, con le cose.

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Una risposta a Armadiature e inferriate

  1. eli ha detto:

    adesso che ci penso, quando sto a milano (quando mi trovo costretta a stare a milano) sto in un appartamento molto molto carino a piano terra. e senza inferiate nelle finestre che si affacciano sulla strada principale, mentre le inferiate sono ben presenti nelle finestre con affaccio nel cortile interno. mmm….

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