Falsi d’autore

Quando Picasso decise di documentare l’orrore della guerra realizzò un quadro famosissimo ed enorme intitolato Guernica. Lo spunto nasceva dall’omonima città spagnola bombardata dai tedeschi, che l’artista volle elevare ad antonomasia della disperazione: io non ho mai visto quest’opera dal vivo, ma guardando le foto su internet sono rimasto colpito dal profondo senso di angoscia che comunica. Vi sono immagini appartenenti alla cultura iberica, (il toro – che come nella corrida è vittima inerme della crudeltà umana), un cavallo con la lingua appuntita e altre figure di animali che si mischiano a fiamme, soldati caduti e membra scomposte. La curiosità di chi cerca di capire il quadro pur non sapendo niente della guerra civile o del cubismo, non può che convertirsi in un sovraccarico della percezione. I violenti passaggi tra le varie tonalità di grigio accentuano il senso di smarrimento, e quando immancabilmente si arriva a dire “che bel quadro !” lo si fa per alludere principalmente allo stato d’animo che evoca, ovviamente tutt’altro che bello.

Guernica ha il pregio e il difetto di “arrivare” anche senza spiegazioni, con il risultato di parlare a tutti ma anche di indurre i profani a credere di capire d’arte. In un vecchio film di Alberto Sordi si raccontava di una visita alla Biennale di Venezia, fra opere che venivano osannate dai critici ma che restavano incomprensibili agli occhi dei protagonisti. Ci sono casi in cui il messaggio artistico è talmente nascosto e involuto da spingere a credere di non esserne all’altezza o che più semplicemente non ci sia: nel caso di Guernica c’è una sollecitazione emotiva così immediata, che tanto i digiuni quanto gli esperti arrivano per strade diverse a riconoscere la grandezza di quel quadro. Questa corrispondenza inorgoglisce l’ignorante (che sarà portato a credere di avere un’innata sensibilità per interpretare l’arte), senza accorgersi che il merito di quell’emozione non è suo ma del carisma dell’opera che forza la sua dabbenaggine. E’ un po’ quello che succede quando qualcuno si compiace di apprezzare la musica classica perché giudica gradevole la sigla di Quark: anche lì il merito è solo dell’universalità di Bach, non di chi fa appello alla propria sensibilità per affermare che era bravo.

Per ragioni evidenti il commercio delle riproduzioni di certe opere va fortissimo, limitatamente alle stampe di quei pochi dipinti dalla personalità prepotente: andando all’Oviesse, che vende poster di quadri famosi, si può ricavare la classifica dei più venduti – che presumibilmente sono quelli che la gente appende nel tinello per dimostrare agli amici competenza e amore per la sobrietà. Al primo posto “il Bacio” di Klimt (ne erano rimaste pochissime copie), poi “i Girasoli” di Van Gogh e ultimo sul podio “l’Urlo” di Munch. Ho chiesto al commesso dell’Oviesse perché non ci fosse in quell’assortimento anche il poster della Gioconda, che a me sembrava in linea col resto, e lui mi ha risposto: “No, è troppo commerciale”. Voleva solo dirmi che il giudizio sferzante di chi sceglie di impreziosire le pareti di casa al supermercato, non collocherebbe quel Leonardo fra le scelte elitarie.

Ma cosa succede quando è invece un gruppo di artisti geniali ad appassionarsi ad un quadro famoso ? Il Laboratorio Saccardi è un collettivo artistico, fondamentalmente pittorico, attivo nella zona di Palermo. Su internet c’è scritto che i loro lavori sono scientificamente infantili, figure senza ombre e campiture di colore piatte e volutamente sciocche, ma sono i contenuti che spingono i loro quadri a trovare un punto di contatto con il gusto del pubblico. Ebbene, quando un artista (in questo caso quattro) resta folgorato da Guernica lo rielabora, lavora a nuove interpretazioni, e ne realizza di meravigliose.

Una è completamente rosa e pacifista, un’altra è tormentata dai dischi volanti e una terza versione semplifica il modello originale con l’aggiunta del dettaglio storico della svastica. Non potendo immaginare di entrare in possesso dell’opera originale esposta a Madrid ho pensato di interessarmi a questa discendenza apocrifa e siciliana. Così venerdì scorso sono andato in una galleria d’arte di Milano gestita da un appassionato dei Saccardi per chiedere il prezzo del Guernica con gli ufo: avevo messo in conto di fare un piccolo sforzo economico per aggiudicarmelo, ma la triste notizia è stata che lo sforzo economico non poteva essere piccolo. Senza battere ciglio, e determinato ad avere in un modo o nell’altro quel capolavoro di seconda generazione, sono andato a comprare tela colori e pennelli in un negozio di belle arti e con una foto davanti ho rifatto a mano libera una copia di quel quadro troppo costoso, iniziando di fatto la terza generazione del Guernica.

E’ venuto bene, ed è anche grande, ma quello del Laboratorio è un’altra cosa: soprattutto in quello c’è l’idea che ha portato a sintetizzare l’originale di Picasso, nel mio c’è solo un po’ di tecnica e qualche lieve modifica dovuta alla volontà di enfatizzare alcuni particolari. In ogni caso ho informato il collettivo della mia iniziativa, mandando le foto del lavoro finito, e loro hanno commentato con frasi di approvazione miste alla minaccia di portarmi davanti al successore di Santi Licheri.

Adesso incombe sulla parete del mio letto ma sempre nell’attesa di diventare dittico con un Saccardi vero, magari anch’esso copia di qualcosa: forse in questo modo mi salvo dall’ira dei quattro e dalla convocazione del giudice di Forum.

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3 risposte a Falsi d’autore

  1. barbara ha detto:

    Ciao Matteo Curti, ti compro una copia della copia Saccardi di Guernica … contattami per mail!

  2. eli ha detto:

    che sei genio io te l’ho già detto vero?

  3. Ste ha detto:

    Sei un genio si.
    Ha ragione Eli qui sopra.

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