Una storia di Pasqua

La casa che ho preso in affitto è così vicina ad un traliccio pieno di ripetitori che la televisione si vede bene anche quando il cavo dell’antenna è staccato. Fra alcuni anni probabilmente mi accorgerò che questa prossimità mi sta facendo male alla salute, ma siamo così tutti irreparabilmente esposti all’inquinamento elettromagnetico (specialmente dovuto ai cellulari, ai ponti radio e a mille altre cose quotidiane) che preoccuparsi del trasmettitore che ho sopra non cambierebbe le cose.

Un piccolo vantaggio, irrisorio rispetto al rovescio della medaglia, è che vedo nitidi anche i canali che hanno iniziato ad avere problemi dopo il passaggio della lombardia al digitale terrestre, come ad esempio Rai Storia: in più vedo discretamente anche la miriade di tv locali che propone trasmissioni incredibili, così brutte e fuori tempo massimo da riuscire a fare il giro della morte e a diventare insensate e meravigliose. Il sottobosco televisivo lombardo insegna che il brutto è molto più simile al bello che al carino, e in quest’ottica il palinsesto serale di Telenova diventa anche più interessante di quelli proposti da Rai o Mediaset.

Ci sono poi delle sere d’eccezione in cui alcune tv locali si distinguono per la qualità dell’offerta in maniera indiscutibile, universale, stracciando la concorrenza delle ammiraglie all’inizio del telecomando: è successo due giorni fa, quando un’emittente di queste considerate minori ha trasmesso un documentario Disney sulla vita dei fenicotteri rosa. Fortunatamente era appena iniziato, e mi sono fermato, pur senza riconoscerlo, per via dei colori violenti di quelle immagini d’Africa. Poi ho visto il lago salato, mi sono ricordato di una Piccola Posta di qualche mese fa e mi sono reso conto che Adriano Sofri ne aveva scritto in maniera così attenta, che il film mi sembrava di averlo già visto.

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La sera di Pasqua Brina Brillo e io avevamo voglia di serenità, e ci siamo messi a guardare su Sky cinema un film di Disney sui fenicotteri rosa. A volte, sul torrido lago salato dove nascono in Tanzania, il sale lasciato dall’evaporazione si cristallizza sulle zampe dei piccoli fenicotteri, appesantendo i loro passi, fino a che devono soccombere ai predatori o inciampare definitivamente, restando ad agonizzare in una pozza d’acqua e di sale. Quando i piccoli sono molto piccoli e le uova non si sono schiuse tutte, arrivano i neri marabù e i grandi rapaci, seminano il panico nel mucchio e fanno strage di piccoli e di uova. Durante la migrazione dei piccoli, che non possono ancora volare e sono guidati dagli adulti verso un lago più fresco, le iene assaltano la fila, la dividono e infieriscono. Molti piccoli scampati ai predatori sono rimasti però indietro e non riusciranno più a unirsi al gruppo. Che arriva finalmente al lago verde, impara a nutrirsi dal becco che sa ormai filtrare le alghe dal fango, e può librarsi nel rosso volo magnifico. Alcune migliaia di piccoli, riassume la suadente voce conduttrice, hanno dovuto soccombere, ma quasi un milione di fenicotteri è arrivato alla meta e la vita si rinnova. Così è, ma quello che rimane in mente è il cammino zoppo del piccolo dalle gambe sottilissime ingessate dal sale alla zuava, che passa da una zampa all’altra e inciampa cadendo sempre più rovinosamente sul becco, fino a non riuscire più a sollevarsi. Un film terribile. La didascalia finale spiegava che quel paradiso rosso di due milioni di fenicotteri è minacciato dallo sviluppo e dall’inquinamento: chi si accorgerà, chiedeva, di un mondo ormai senza fenicotteri rosa? Infatti. Intanto, Brillo Brina e io siamo andati a letto angosciati per quel piccolo fenicottero bianco di sale, che non aveva fatto in tempo a diventare rosa: uno per tutti.

Era una storia di Pasqua.

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