Piove sul bagnato

 

Dopo un regolamento di conti fra narcotrafficanti messicani, quello che resta in mezzo al deserto è una carneficina di corpi straziati e macchine crivellate. Il carico di droga è ancora lì e anche la 24 ore piena di soldi è poco distante, incustodita. Un cacciatore che per caso arriva ad imbattersi in quella strage si accorge dei dollari, immagina la possibilità di un futuro migliore e, convincendosi che rubare ad efferati criminali (morti) non sia propriamente un furto, porta a casa la valigetta sbrigandosi a cambiare città. Il suo allontanarsi viene però disturbato da una serie di malviventi interessati alla somma, e in particolare uno sterminatore psicopatico del tutto simile a George Clooney (ma con i capelli da paggio) insegue il cacciatore senza dargli tregua, uccidendo con una bombola di aria compressa quasi tutte le persone che incontra. Impotente di fronte a questa scia di sangue assurda e gratuita, il vecchio sceriffo decide di arrendersi: la legge fa un passo indietro e la casualità del male diventa il suo canto funebre.

Ieri sera ho finalmente visto “Non è un paese per vecchi”, grande film dei fratelli Coen tratto da un libro di Cormac McCarthy. Un poliziesco di ambientazione western, pieno di eccessi e a tratti perfino comico, con una sceneggiatura a passo lento che non concede mai cali di tensione.

Lo racconto perché stamattina, quando all’alba sono stato svegliato da un rumore di corse per le scale e violentissimi colpi sui muri del palazzo, mi è sembrato di rivivere lo stato d’animo del protagonista braccato, senza però la consolazione dei milioni di dollari: dallo spioncino si vedeva l’andirivieni di molte persone armate di torce e spranghe, che buttavano giù a martellate una portafinestra ma con l’accortezza di dirsi le cose bisbigliando – forse per rispetto nei confronti di chi cercava comunque di riposare. A svegliare definitivamente anche il resto della strada è arrivato l’automezzo dei vigili del fuoco a sirene spiegate, e quel punto ho capito che un’operazione così organizzata aveva a che fare col foglio lasciato sull’ascensore qualche giorno prima. Quando all’inizio della settimana il signore che pulisce le scale si è accorto che lo zerbino dei miei vicini di casa rimaneva umido malgrado il caldo, la portinaia ha avvisato tutti affinché venisse controllata la chiusura dei rubinetti. Ad agosto però si è via, e in pochi hanno potuto guardare che nulla perdesse. Così col passare dei giorni quella poca acqua trascurata sul pianerottolo è diventata sempre più minacciosa fino a trasformarsi nel giro di una notte in una cascata sopra al portone d’ingresso: fra temporale e allagamento, oggi nel mio palazzo pioveva sul bagnato: e quando i vigili del fuoco sono riusciti ad espugnare la porta blindata dei miei vicini, ora in Umbria, si è scoperto che il tubo difettoso era quello di un termosifone. In poco tempo la perdita è stata riparata, una signora ha portato il caffè a tutti, e siamo rimasti un po’ là a guardare. Ma nel prendere parte al dibattito pettegolo nato a guaio risolto, mi sono dimenticato di fare la domanda che in casi come questo è benzina sul fuoco: qualcuno ha per caso visto se nell’appartamento alluvionato c’era il parquet ?

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