Gli ospiti di Cinematografo

L’abbondanza di canali disponibili legata all’introduzione del digitale terrestre ha facilitato la moltiplicazione delle emittenti televisive. Nella maggior parte dei casi le nuove frequenze sono state occupate da cloni di reti già esistenti che, nell’attesa di trovare i soldi per produrre contenuti inediti, riempiono i palinsesti con materiale di repertorio. Una scelta del genere ha il vantaggio di far conoscere al grande pubblico diurno i programmi notturni e di nicchia, e la trascurabile controindicazione di trasferire al mattino i contenuti arditi permessi in origine dall’ora tarda.

Molti spettacoli televisivi notturni riescono a funzionare indipendentemente dalla collocazione nel palinsesto, e questo può dipendere dal carisma del conduttore, dalla qualità degli ospiti e dalla poca stoffa usata per i vestiti delle ballerine. Ci sono però delle eccezioni, ed è questo il caso di Gigi Marzullo – che infatti non compare nella selezione di Rai Extra e di nessun altro canale digitale: trovo però fuori luogo lo snobismo invalso nei confronti di “Sottovoce” e degli altri programmi che conduce, perché il giudizio superficiale che se ne ha non tiene conto delle molte abilità televisive di cui Marzullo è orgoglioso custode.

Prima di tutto è in onda tutti i giorni sulla più importante rete di stato (5 giorni con Sottovoce, il sabato con Cinematografo e la domenica con Applausi) in un orario sereno, che non impensierisce la concorrenza e che nessuno disturba perché ormai ha il suo marchio di fabbrica. Senza trascurare il fatto che è anche direttore della sezione cultura di Rai 1, Marzullo ha affinato negli anni delle formule di presentazione che ormai ricorda a memoria, come le sue famose domande oggetto di mille parodie. Alla fine gli ospiti accettano i suoi inviti volentieri perché in nessun’altra trasmissione avrebbero tutto quel tempo per parlare, e lui li intervista senza fatica recitando un mantra sempre uguale – dimostrando di aver saputo capitalizzare come nessun altro tanti anni di domande e arrivando a sintetizzare quelle perfette. E poi è laureato in medicina e chirurgia, e questo lo inquadra fra i conduttori che possono vantare un pezzo di carta (anche se in questo caso è difficile trovare una relazione fra il suo corso di studi e la sua professione).

Qualche tempo fa sono rimasto ammaliato da una delle sue scaltrezze. Cambiando canale capito sulle immagini di chiusura di Cinematografo, il suo settimanale di critica cinematografica impreziosito dai commenti salaci di Gianluigi Rondi: mi cade l’occhio sui titoli di coda e vedo che vengono ringraziati Al Pacino, Julia Roberts, Leonardo di Caprio e Woody Allen per aver preso parte al programma. Sorpreso per la qualità eccezionale degli ospiti, che attribuisco all’abilità ammanicata degli uffici stampa Rai, aspetto il sabato successivo per vedere se qualche altro divo di Hollywood avesse dovuto trovare risposta al classico quesito sui sogni che aiutano a vivere. In tutta la puntata, costruita fra interviste all’uscita della sala, spezzoni di film e la riprovazione di Rondi per i cinepanettoni, non ho visto neppure un attore – né nostrano, né d’oltreoceano, eppure nei titoli di coda si ringraziava Clint Eastwood per il suo contributo e altri attori di fama, fra cui Brad Pitt. Al terzo sabato (ma intanto Marzullo mi ha costretto a guardare Cinematografo per due puntate e mezza) capisco che per essere ringraziati alla fine è sufficiente apparire in uno spezzone di film proposto mentre in studio se ne commenta la trama e quindi il serpentone di chiusura gioca sull’ambiguità fra partecipazione consapevole e inconsapevole degli attori, mischiando maliziosamente le cose.

Sebbene avessi avuto già dalla prima puntata il sentore della fregatura inizialmente resto deluso, ma poi ci ripenso, riconoscendo a Marzullo una genialità beffarda decisamente apprezzabile. E voi continuate pure a prenderlo in giro per le sue domande ipnotiche, tanto lui la prossima settimana avrà ospite Alberto Sordi.

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