L’Imperatore di Exmoor

La settimana scorsa in Inghilterra hanno sparato ad un cervo. I cacciatori hanno aspettato che uscisse di pochi metri dalla zona protetta dove abitava e l’hanno abbattuto nel rispetto della legge. Veniva chiamato l’Imperatore di Exmoor ed era il cervo rosso più grande della Gran Bretagna. Anzi, era in assoluto l’esemplare più grande fra gli animali selvatici viventi nelle isole britanniche. All’inizio di ottobre un fotografo lo aveva ritratto in una serie di scatti, ma aveva tenuto segreto il luogo per non segnalarlo ai bracconieri. Purtroppo è andata diversamente. So bene che esistono problemi più grandi, ed è inutile star qui ad elencarli: trovo comunque che, nell’eterno dibattito che segue notizie di questo tipo, la categoria dei cacciatori sia sempre indifendibile.

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C’era un documentario, si intitolava “il vecchio e la montagna”  e si svolgeva in un parco naturale. Il vecchio ha solo 70 anni, è stato un grande scalatore ed è ancora un frequentatore robusto di quelle salite. Raccontava dei “viazzi”, cioè i sentieri segnati in quota dal passaggio dei camosci lungo le sporgenze erbose e le strettoie a strapiombo. Diceva che quando sono tranquilli, i camosci non si cacciano mai in punti senza uscita, dunque basta seguire le loro impronte, anche dove sembrano finire in un vicolo cieco, per andare avanti. Quando bisogna correre, la superiorità del camoscio viene fuori: può saltare due metri in alto, sei metri in lungo. La loro superiorità è una delle spiegazioni dell’ accanimento che gli uomini hanno messo da sempre nell’ ammazzarli e farsene un trofeo. Il vecchio era stato un implacabile e sregolato cacciatore, fino ad un certo giorno. Quel giorno aveva avvistato un maschio formidabile, ne aveva seguito i duelli simbolici con i rivali, messi facilmente in fuga, e l’ accostamento alle femmine: a quel punto gli aveva sparato. Allora, mentre se lo caricava in spalla, successe la cosa: gli altri animali, i maschi battuti e le femmine conquistate, invece di scappare vennero a vedere il loro grande compagno: come, dice il vecchio, se volessero manifestare la loro triste meraviglia per una forza così grande e leale e abbattuta, e rendergli un ultimo omaggio. Il vecchio racconta la vergogna che provò, e dice che scese a valle, cambiò il suo fucile con una macchina da cucire, e iniziò a frequentare camosci e altri animali solo per ammirarli senza invidia: e, infine, da allora ha dormito molto bene.

(Adriano Sofri, Piccola posta)

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