Il frigorifero è vuoto. Gli scaffali pure.

Quando si vive nella spensieratezza dell’adolescenza si ha fretta di crescere perché si attribuisce all’età adulta una libertà felice fatta di scelte che prescindono dal parere di genitori più o meno permissivi. La libertà che si sogna da piccoli, fatta di viaggi, esperienze e vento nei capelli, non fa mai i conti con la disponibilità economica, che tristemente è una parte notevole della quella libertà: non fa neppure i conti con tutto quel lavoro invisibile svolto da padre e madre e che l’indipendenza rimette a noi. Da piccoli i frigoriferi sono pieni di cose da mangiare, i vestiti sono piegati e profumati e le vacanze sono pagate e organizzate. Ecco: la libertà, che convenzionalmente si fa partire dal giorno in cui si inizia ad abitare in una casa diversa da quella in cui si è cresciuti, costringe a misurarsi con vari problemi nuovi, primo fra tutti quello del sostentamento. Posto che è troppo costoso andare tutti i giorni al ristorante, e poi non fa nemmeno bene al fegato, bisogna mettersi l’anima in pace, capire che le credenze non si riempiono da sole e iniziare a frequentare i supermercati.

Io l’ho capito da tempo, ma solo oggi ufficializzo che al Carrefour Express non ci andrò più.

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