Voglio una vita maleducata

Nel repertorio teatrale di Giorgio Panariello c’è un pezzo in cui il protagonista è un vecchietto nato a Firenze: quel monologo, che nasce comico e arriva a lambire la disperazione, è accompagnato dalla scelta efficace di non mostrare mai la faccia, coperta dal berretto ed evocata dal gesto frequente di asciugarsi il naso e gli occhi. Anche lo stato d’animo è suggerito soprattutto da certi tic del corpo, per esempio quell’ alzarsi e risedersi sull’ orlo della panchina, o il tremolio del bastone. Nel Woody Allen di “Basta che funzioni” c’è invece un altro vecchietto che a differenza di quello toscano non finisce nell’angolo delle cose smesse dopo una vita passata fieramente e da protagonista, ma è tenuto in grande considerazione dalle persone con cui entra in contatto nonostante una naturale tendenza alla misantropia.

Quello che accomuna me e i due vecchietti descritti da Panariello e Allen è, per ora, la scarsa propensione a salutare prima di andare via nelle occasioni conviviali o di piccola mondanità. Evidentemente questo discorso non vale nel caso di cene o inviti con poche persone, e anche nelle feste che ricalcano il modello di quando si era piccoli – cioè a casa di qualcuno in una quindicina al massimo. Vale invece nei posti rumorosi, nei locali dove ci si ritrova in mezzo a mille altri sconosciuti, e ovviamente agli aperitivi: quelli sono teatri ideali per le fughe all’inglese, d’improvviso si sparisce e nella maggior parte dei casi nessuno lo nota per via del casino, del caldo e delle sigarette. Non c’entra niente però la maleducazione: ad un certo momento si è talmente spossati dalla quantità di persone che si preferisce lasciar perdere e dileguarsi, piuttosto che mantenere il punto e accomiatarsi civilmente salutando tutti.

L’altro giorno ho conosciuto Vasco Rossi, che ha detto più volte di andar via dalle occasioni pubbliche senza salutare, ma si è giustificato con un raffinato dettaglio emotivo:

“A me piace andar via senza dir niente, perché quando saluto mi viene una gran tristezza. Chiedo scusa e comprensione per questa faccenda. Volete mettermi tristezza? No. Voi volete darmi gioia, no? Ecco: lasciate quindi che non vi saluti quando vado via, tanto torno”.

Ben detto, signor Rossi.

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2 risposte a Voglio una vita maleducata

  1. anna ha detto:

    Si ok benissimo..però alla fine della serata,o il giorno dopo addirittura di solito capita così:”ma che fine ha fatto Tizio ieri sera?Ad un certo punto mi giro e nn c’era +,poteva almeno salutare no?”

  2. Luce ha detto:

    Ho lo stesso problema! poi il “giro saluti” semplicemente lo aborrisco…e svanisco nel nulla, generalmente, dopo aver detto “faccio un salto alla toilette…”.

    Al di là di ciò, siccome non vedo altro modo di contattarti, ti segnalo lo SKAIDS TG, un web-tg fatto da sieropositivi per sieropositivi e non, con l’intento di promuovere la prevenzione e – per chi c’è già – una visione positiva del problema.
    Credo sia la prima esperienza analoga sulle terre emerse, perciò…se ti va di darci uno sguardo, ne sarei felice.
    Sai, dell’argomento non si parla più, ma c’è…eccome se c’è!!

    Un caro saluto
    Lucrezia

    Ps: il link: http://www.lucreziafucsias.org/categoria/nv/scaids/

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