Cena in rosticceria.

Fermo da tempo immobile, data la cassa avvizza,
stette il cliente immemore orbo di tanta pizza;
Così percossa, attonita, la teglia al nunzio sta muta,
pensando all’ultima frittura del supplì fatale;
né sa quando una simile orma di piè mortale
la mattonella pallida a calpestar verrà.
Tunì folgorante in sòlio vide Melina e tacque,
mentre con vece assidua, frisse e poi stanco giacque.

Fu vera cena ? Al fegato l’ardua sentenza.

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