Make it count.

Casey Neistat è un bravo regista americano, conosciuto per alcuni video da milioni di click e per un paio di spot pubblicitari che gli hanno dato notorietà a livello internazionale. Di solito nei suoi lavori la parte tecnica è irrisoria e, quando le esigenze del committente non lo costringono ad usare una Red, si fa bastare una Canon da turista o poco più. Visti i risultati, la cosa è sconcertante e incoraggiante insieme: con una buona idea, una telecamera da duecento euro e un set con luci e pellicola tutto sommato possono equivalersi. Quando la Nike gli ha chiesto di girare uno spot dedicato al fuelband, un braccialetto che tiene traccia dei tuoi allenamenti, Casey ha usato il budget che gli era stato concesso per fare un viaggio di dieci giorni con un suo amico. Il risultato finale, un filmino delle vacanze fatto da uno che queste cose le fa di mestiere, è diventato un virale in grado di esaltare il pay-off della campagna pubblicitaria (Make It Count) molto più efficacemente di quanto non potesse fare l’idea originale.

Con la Mercedes è stato più attento, ha chiesto di poter andare in giro con lo skateboard per la sua città e di fare le sgommate sul lago salato con la macchina da promuovere. Anche qui gran successo (il 2013 è stato l’anno in cui Mercedes ha venduto di più in tutta la sua storia), e ancora più viva quella stessa sensazione di sempre: mentre lavora, Casey Neistat comunica un senso di libertà felice che ti fa venir voglia di prendere il primo aereo con il passaporto in una mano e una telecamera nell’altra. Recentemente, d’accordo con la 20th Century Fox, ha usato i soldi destinati ad un promo per un film importante per portare medicine e coperte ai sopravvissuti del tifone nelle Filippine. Ormai è chiaro: quando lo chiami per fare il regista, te lo ritrovi attore in un storia emozionante che nessuno aveva previsto e che lui stesso inventa cammin facendo. Ma se c’è una lezione di cui far tesoro è che il talento sa essere più forte di un plot nato in riunione, pur ricordando che fare gli splendidi con le multinazionali può essere a volte rischioso.

Insomma: dopo aver visto molti video in cui racconta la sua vita, il suo lavoro e le sorprese che fa alla sua ragazza (una delle quali è raggiungerla in Sud Africa partendo da New York senza avvisare, e spaventarla all’alba nascondendosi dietro una porta) ho pensato di scrivergli visto che ormai per me è una specie di cugino americano pronto per lavorare ad Hollywood. Mi ha risposto e io gli ho scritto ancora, è simpatico e molto alla mano: finalmente due settimane fa gli ho chiesto se gli andava di bere qualcosa (ero a cinque minuti dal suo studio di Broadway), ma non mi ha risposto. In effetti era impegnato con un matrimonio (il suo) e a 15 ore di volo dal quartiere in cui  ero finito per salutarlo, quindi niente da fare e sarà per un’altra volta.

Fra le molte cose che potrà dire del suo matrimonio c’è anche quella, non secondaria, di averlo salvato da un matto che lo stava per riempire di domande pur conoscendo l’inglese soltanto di vista. Si yu sun, Casey!

casey

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4 risposte a Make it count.

  1. Alessandro Sansone ha detto:

    Io, grazie a te è un anno che sono un suo grande fan, e ho avuto molto più stimolo per realizzare i miei lavori. Non gli ho scritto mai, anche perché immaginavo lo facessi tu e speravo potessi un giorno rispondere magari qui su wordpress, dopo averlo incontrato, anche a quelle che gli avrei fatto io e tanti altri come me. Succederà, e sarà una figata. 😉

  2. Cricchetto ha detto:

    Matteo, ci ho provato anche io, ma era già in Cape Town.
    Ti capisco: sono con te.
    Nice try!

    P.S. “Instagram I love you” è un must-see per ogni portatore recessivo di #Selfie.

  3. Gabrio Pierucci ha detto:

    …oltre a fare bellissimi video, Casey si corre in scioltezza una maratona in 3 ore e 3 minuti ! …ora tocca a te Matteo…devi correre la prossima maratona con Linus e creare un bel virale anche tu !! (Il tuo video della NYC Marathon non corsa nel 2012 era davvero bello!)

  4. cristina ha detto:

    Fantastico. E anche tu, Curti.

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