No, ne puoi scegliere soltanto una.

In uno degli innumerevoli giochi che riempiono le bacheche di Facebook viene chiesto quale canzone degli Elii porteresti in un luogo sperduto potendone scegliere soltanto una: posto che non ho intenzione di andare su un’isola deserta e che eventualmente del complessino porterei l’opera omnia, per stare al gioco ho risposto Plafone. Dire che mi piace non rende l’idea del porto emotivo che questa canzone rappresenta per me, e ne conservo varie versioni dal vivo e al pianoforte da riascoltare ogni tanto come “rescue remedy”. Cercando in rete ho trovato questo testo che credo sia la trascrizione (frettolosa e quindi fedele soltanto in parte) di quanto spiegato dagli autori in occasione della presentazione di “Studentessi”, il disco che la contiene.

“La canzone Plafone si basa su un terribile tempo dispari, un po’ come il trasgressivo valzer che i nostri genitori riuscivano a ballare molto bene ignari del fatto che fosse dispari. Dal punto di vista musicale può definirsi il corrispettivo suonato dell’adagio popolare “cosa fatta capo ha” perché la musica di questo brano è nata improvvisando e reiterando un frammento estemporaneo. La logica è simile a quella dei campionamenti nei brani hip-hop, che beneficiano della ripetizione perché l’insistere su un singolo reperto acustico porta ad una continuità melodica e ritmica. La canzone è poi magnificata dalla voce di Antonella Ruggiero che ha cantato in una tonalità che non è neanche da super soprano ma è (con rispetto parlando) da topo. Esistono frequenze udibili soltanto dal pifferaio di Hamelin e da pochi altri fortunati iniziati, e sono le stesse che lei è in grado di raggiungere senza correzioni elettroniche. Perché si sa che al giorno d’oggi col computer schiacci il pulsante e hai fatto il disco. Lei invece ha detto: vengo da voi in studio di registrazione, basta che non schiacciate il pulsante per fare il disco col computer”.

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