Stavolta passo.

La questione già ampiamente discussa del dire sacchetti invece di buste e portinaia invece di portiera è un argomento caro ai romani che hanno a che fare con Milano: io ormai ho imparato, dire sacchetti e portinaia non mi costa nulla e peraltro mi sembra pure più corretto. Ma c’è anche un altro modo di dire frequente che manda nel pallone i romani e che non riuscirò mai ad interpretare al primo colpo. In questi giorni mi sta capitando di parlare con molte persone della festa prevista per la fine del mese, e in varie occasioni alla mia domanda “Ce la fai a venire?” la risposta è stata “Mi sa che stavolta passo”.
Per me “passo” ha sempre avuto un solo significato, risponderei così se avessi intenzione di passare di là, di farmi vedere: passo, aspettami e ci vediamo – abbreviato semplicemente in “passo”. Invece qui “passo” significa il contrario, viene inteso come nel gergo dei giocatori di carte, laddove “passo” indica l’escludersi per non prendere parte a quella mano. Sarà bello accorgersi di quelli che invece mi hanno detto “passo” con l’intenzione di confermare e per i quali, forte della novità appresa, non avrò lasciato il nome all’ingresso.
Sono terrone, mi dovete perdonare.

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