Dantesco

Quando scrivo in velocità su WhatsApp faccio un sacco di errori di battitura, confidando nella provvidenza del correttore. Fra le parole che sbaglio di più c’è giorni, che al primo colpo scrivo sempre gironi. Il correttore però lì non interviene, gironi è una parola che conosce, e probabilmente smetterò di intervenire anche io: in effetti certi pomeriggi sono più gironi che giorni.

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Pomeriggi di quarantena

Fra le libertà che questo periodo inibisce c’è quella, essenziale, di inventare una scusa plausibile per non fare qualcosa. In condizioni normali puoi rimandare perché non hai ancora una risposta giusta, o perché quel giorno è partito male e hai la testa da un’altra parte, e il poter differire ad un altro momento diventa essenziale per il bene del risultato. Qui invece si parte dal presupposto che il tempo di questi giorni sia libero per definizione, e non ci si sottrae: le cose inopportune si sommano e non c’è rifugio a meno di non voler diventare scortesi.

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Il supermercato in quarantena

Ieri sono andato al supermercato e mi sono accorto delle persone che parlano fra loro. Salta all’occhio perché è da più un mese che per prudenza si va a fare la spesa da soli, quindi normalmente non si ha intorno altra gente a cui dire qualcosa. Invece ho visto due persone che parlavano tanto con un misto di nostalgia e segretezza, una specie di ora d’aria dei sentimenti che riavvicinava provvisoriamente quello che la quarantena tiene distante. La vita degli amanti è costellata di luoghi improbabili e incontri che si svolgono in un tempo restante, ma adesso anche tutte le altre unioni separate dal virus godono della sospensione dell’isolamento che quel momento di spesa regala. Anni fa Lumpa mi disse: “Se cerchi qualcosa e all’Esselunga non c’è, o è un sentimento oppure non esiste”.
E invece i tempi cambiano, ora all’Esselunga ci sono anche i sentimenti.

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Lo sbiancamento del Plafone

Caro Sergio, in questi pomeriggi lunghi come una scommessa mi sono messo a fare ordine, e ho trovato un vecchio filmato che abbiamo girato insieme. Dieci anni fa era un periodo per me un po’ in salita e online avevo trovato un video di te che suonavi Plafone al pianoforte in una versione inaspettatamente più essenziale, romantica e introspettiva. Accompagnava alcuni momenti delle mie giornate perché mi dava pace, ma ne centellinavo l’ascolto per continuare ogni volta a rimanerne sorpreso. Era purtroppo una ripresa amatoriale, e poi i telefoni dell’epoca non si spingevano oltre certi limiti: per questa ragione ti chiesi la disponibilità a rifarla con mezzi migliori, come ricorderai. L’ho ritrovata ieri (non che l’avessi persa, ma l’avevo persa di vista) e mi piacerebbe metterla online perché è davvero bella, per me così bella da essere in grado di fare del bene. Conosco la tua ritrosia per la pubblicazione di qualcosa che non nasca con l’intenzione di arrivare ad un pubblico, ma sono sicuro che stavolta saprai chiudere un occhio. Quanto a voi: ascoltate con attenzione questa piccola meraviglia, rivolgetevi alla vostra anima e ditele che questa è una carezza di Rocco Tanica.

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Ferragnez

Chiara, ti sei inventata un lavoro, ti sei evoluta in un brand e ora detti legge nel tuo settore. Da superficiale scrutatore delle tue vicende di vestiti e matrimoni, pensavo che il tuo talento fosse legato al fatto di saper fiutare le cose del mondo, quantomeno del tuo, e di interpretarle in chiave imprenditoriale con un po’ di anticipo rispetto alla percezione generale. Invece ora ho la certezza che il tuo talento sia legato principalmente ad una capacità di sopportazione infinita. Rivisita la definizione che dai di te, Chiara. Ai miei occhi sei prima un Titano della pazienza, e solo in seconda battuta un’imprenditrice digitale capace di raccogliere pro-bono 3 milioni in due giorni. Ciao

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Quarantena /2

Del Grande Fratello mi è sempre piaciuto un dettaglio antropologico che ha pian piano riguardato i partecipanti di ogni edizione. Dopo alcune settimane di permanenza sfaccendata, i concorrenti perdono il senso del tempo e il loro bioritmo si assesta slittando in avanti: cenano tardissimo, non prendono sonno prima delle tre di mattina e si risvegliano all’ora che prima li vedeva a pranzo. Anche tutti noi adesso siamo confinati in una casa, per fortuna non così spiata, e chissà se a continuare con queste giornate a fondo perduto non si arrivi a vivere seguendo il fuso orario di Ibiza. Non sarebbe male, in effetti.

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Quarantena /1

In mancanza del resto, il digital è in grande spolvero: il popolo del web si dà da fare e poi ci sono le dirette. Arriva però quel momento in cui i salti da un social all’altro diventano così tanti, superficiali e impazienti che la produzione di contenuti non sta dietro alla richiesta di chi sfoglia a vanvera. Ci si ritrova quindi ad essere annoiati e più veloci delle timeline, con la delusione di passare ossessivamente da Instagram a Twitter e trovarsi davanti a cose già viste o lette. Ma ogni tanto l’inedia dello scorrere senza intenzione viene squarciata da un’impulso che apre ad un momento di novità: cercare su Facebook il nome di una persona che non vedi da anni, ricordarsi di una cosa che ti eri ripromesso di approfondire, cose così. E’ un riaversi dal torpore social perchè hai avuto una piccola idea, e quel sentimento – che ancora non si chiama – dovrebbe avere un nome.

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