Cagnotti

Il mese scorso ho comprato una salsiccia, che dal momento dell’acquisto è rimasta per 4 giorni in frigorifero. Non era passato un mese, e all’inizio era freschissima: ho controllato, aveva ancora un aspetto accettabile, l’ho cucinata e me la sono mangiata. Due ore dopo sono stato così male che avrei preferito un colpo secco a quell’agonia. Pronto soccorso (avvelenamento), dolori e altri guai da non augurare a nessuno.
Torno l’altro giorno nello stesso supermercato della salsiccia, uno ambiziosetto di Milano in zona arco della pace, compro il macinato per fare delle polpette e le foto qui sotto vi dicono cosa ho comprato in realtà. Confezionata quella mattina, tenuta in frigo e aperta la mattina successiva. Indipendentemente da tutte le questioni etiche che riguardano il consumo di carne, il gastroenterologo mi ha detto più di una volta che comprare la carne al supermercato può essere rischioso per la salute, e molti suoi pazienti arrivano da lì. Diverso e più consigliato è avere il macellaio di fiducia o il contatto diretto con le fattorie – è pieno di servizi online che accorciano le distanze con la campagna. Sta di fatto che da un mese evito la carne, con concessioni minime e quasi insignificanti, e va tutto bene.

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Un jeans e una maglietta

Milano d’inverno è una città fredda, ma noto che avere freddo non è concesso, è da sfigati. Al massimo puoi proteggerti con un cappotto (elegante, ok, ma non tiene caldo bene) o altrimenti nulla: ieri sera ragazzi a spasso golf e camicia e da dentro la macchina leggevo 4 gradi. Io non vengo minimamente sfiorato dal problema, da romano a Milano uso indumenti da montagna, ma cosa vi dice la testa, dementi infreddoliti col cappottino che andate in giro come se fosse una piacevole sera di settembre?

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Tutte storie

Misteriosa e bellissima è la schizofrenia social secondo cui le persone sono più o meno sempre le stesse e gli atteggiamenti cambiano diametralmente. Dal mio punto di vista (lo dico per chi se la sentirà di precisare) su Twitter domina il sentimento della rabbia, e anche negli altri casi c’è un’aria saputa e competitiva. Lì, per esempio, i video non hanno fortuna perché non si ha pazienza: vanno molto di più le affermazioni sferzanti e tutti gli aggiornamenti che godono dell’immediatezza. Su Facebook i video invece sono apprezzati e in mezzo a quell’infinità di contenuti coi titoli sensazionalistici che si interessano di politica c’è uno spazio fondamentale che serve ad alimentare il pettegolezzo. Instagram è un regno di pace vanitosa, gli istinti oscillano fra il desiderio e l’invidia e solo raramente emerge la cattiveria sistematica propria di altre piattaforme. Instagram ha un’estetica precisa anche nelle Stories, un codice che viene adottato e reinterpretato di volta in volta. La cosa che mi appassiona è che anche Facebook ha le sue stories, e le persone che le inseriscono sono spesso anche su instagram, e quindi sanno “come si fa”. Ma rispetto al fratello vanitoso, Facebook ha storie girate male, pensate male, quasi sempre un autogol per chi le pubblica. Questa è la cosa meravigliosa: tanto Instagram è terra di autocelebrazione, quanto Facebook (nelle storie) sembra gestito da un’amica invidiosa che ti riprende dal lato peggiore e controluce.

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Leica + Deejay

E dopo la canzone, iniziamo con i regali! Sono molto felice di poter annunciare la collaborazione fra Radio Deejay e Leica e il premio fedeltà di questa settimana è una Sofort personalizzata Deejay. Per chi fosse interessato è anche in vendita in edizione limitata (tutte le info sui siti Deejay e Leica)

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25 dicembre

La canzone di Natale è la recita di fine anno di Radio Deejay, per molti è il segnale d’inizio del periodo di feste, è anche il giro di boa a metà della stagione radiofonica, ma resta principalmente una nostra tradizione leggera e romantica. Stavolta, lo sapete già, abbiamo scelto di natalizzare Back for Good, un grande classico nel cuore di tutti e decisamente adatto ad intenerire gli animi. E’ un rito di cui mi prendo cura affiancando il Temibile, perché per molto tempo sono stato un ascoltatore in attesa della canzone di Natale e adesso, le cose sono un po’ cambiate, continuo ad aspettarla ma col piacere di partecipare all’ideazione e vederla nascere. L’avere avuto accanto Rocco Tanica è stata una vera benedizione, perché la sua creatività geniale è accarezzata dalla grazia: suo è il testo della canzone e sono sue tutte le finezze che permettono alle parole italiane di ricalcare il suono di quelle inglesi. Grazie Paola Folli, hai una bravura che infonde fiducia e sei riuscita a far salire tutti sull’altalena di questa canzone così piena di salti. Grazie Dario Usuelli, dopo le mediazioni di cui sei stato capace immagino ti vogliano all’Onu per risolvere anche altre questioni. Grazie Vito Andriani e Simone Paleari, vostro è il merito dell’incisione delle voci e grazie Max Bellarosa per aver montato e smontato le tracce della canzone rispondendomi giorno e notte senza mai perdere l’entusiasmo. Grazie amici di PostAtomic per esser riusciti a restituire nel video un sentimento di tenerezza e piccola nostalgia, e vi chiedo scusa per aver attentato alla vostra imperturbabilità nelle infinite modifiche che vi ho chiesto. Grazie #radiodeejay tutta, sei la radio più bella che c’è e ti voglio bene, ma i ringraziamenti più grandi vanno a Eros Ramazzotti e Francesca Michielin, perché sono parte della nostra famiglia ed è bello che le famiglie, a Natale, si riuniscano per stare insieme.

 

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Una forza ciclonica

Di Dyson conoscete la qualità dei prodotti, la forza dei motori, e anche il design di quel famoso phon a ciambella. Ma lo sapete che tutto è nato negli anni 70 grazie alle buone idee di un inventore stanco di cambiare il sacchetto raccoglipolvere? Ecco a voi in 3 minuti la storia del mondo Dyson.

 

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Uffici stampa

Mi capita a volte di ricevere inviti da alcuni addetti stampa che hanno il merito di personalizzare il messaggio. Non solo una descrizione generica del dove e quando, ma anche una precisazione riguardosa del perché si è pensato di coinvolgermi.
Se non mi è possibile andare rispondo con altrettanta cura, ringraziando sia mittente che organizzazione e augurandomi a breve altre occasioni simili.
Ecco. Dal mio “no, grazie” in poi c’è il silenzio, basta perdere tempo, finito lo scambio, addio; non dico un papiro, ma fai l’ultimo sforzo e dimmi mentendo: “mi spiace che tu non possa esserci, sarà per un’altra volta”. Quella mancanza finale sconfessa tutto il minuetto dell’inizio e, visto che alla fine è una risposta che richiederebbe solo pochi secondi, è davvero un errore stupido.

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